Stabilità o Equilibrio?

La linea di demarcazione tra queste due condizioni è relativamente sottile, ma appartiene a quel limite che può fare la differenza, specialmente in ambito sportivo.
Essere in equilibrio, potremmo paragonarlo ad un funambolo che è costantemente alla ricerca del suo bilanciamento per non cadere. Quella ricerca costante, determina un dispendio energetico, quindi un costo per il sistema.
La stabilità, è quella condizione dove quel dispendio energetico è minimo e rientra in alcuni parametri ben definiti.
La Nostra stabilità, dipende da una serie di informazioni sensomotorie, che arrivano al cervello, che poi attua le dovute correzioni,si autoregola.
Un esempio banale di alterazione della stabilità è il classico trauma distorsivo alla caviglia i cui effetti sono, in alcuni casi, devastanti per chi fa sport ad un certo livello.
Allenamenti che non rispettano l'equilibrio antero-posteriore, spesso con sessioni che enfatizzano in palestra muscoli che sono già largamente coinvolti nella pratica sul campo.
I tanto sottovalutati occhi, ovvero l'aspetto visuo-propriocettivo, che attraverso l'occhio dominante, può fare la differenza in quei pochi millisecondi, p.e. per un tennista o un calciatore.
In questo ambito si inserisce la stabilometria, che attraverso una registrazione di un tracciato di diversa durata, a seconda degli obiettivi e in condizioni differenti (dopo un trattamento, occhi chiusi, con le calzature di allenamento) può darci numerose informazioni e aiutare l'Atleta ed il suo tecnico ad indirizzare l'allenamento o la componente recupero e terapia, anche su aspetti spesso sottovalutati.


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