mercoledì 17 maggio 2017

Storia del Metodo Mezieres

Fonte: http://www.corsimetodomezieres.it/storia-del-metodo-mezieres/




Françoise Mézières nasce il 18 giugno 1909 a Hanoï, Vietnam.
Nel 1939 compie gli studi per diventare Fisioterapista acquisendo il diploma presso “L’Ecole de Orthopedie et Massage” di Parigi, qui vi tornerà pochi anni dopo in veste di insegnante di anatomia e ginnastica medica.
Nel 1947, come Françoise Mézières stessa racconta, avviene la “observation princeps”, grazie alla quale crolleranno i dogmi ortodossi. La rivelazione sconvolgerà le sue convinzioni e porrà le basi del nuovo rivoluzionario metodo di fisioterapia e riabilitazione. I principi e le leggi nati dall’osservazione principe, sono stati l’oggetto di una verifica costante da parte di Françoise Mézières per 2 anni, la quale inizialmente pensava che non sarebbero stati confermati dall’esperienza, mentre invece successivamente, smentirono le nozioni ricevute fino ad allora e tutto quello che era stato espresso a proposito della ginnastica correttiva e ortopedica.

Nel 1949, pubblica le sue osservazioni nel “Révolution en gymnastique orthopédique” a cui seguì l’abbandono dell’insegnamento classico per mettere a punto il suo metodo. Per circa 20 anni sperimenterà la sua scoperta con passione e costanza, insieme ad alcuni suoi collaboratori, ottenendo gli straordinari risultati di cui tanti pazienti hanno già beneficiato. Nel 1967 presenta ufficialmente le sue scoperte al Cercle d’Homéopatique Francais. I primi corsi di formazione Mézières sono organizzati a l’Ile d’Elle (Vendée).

Nel 1974, si trasferisce nel sud-est della Francia, a Saint-Mont, dove forma centinaia di fisioterapisti tra cui Jean-Marc Cittone che la seguirà con assiduità per più di dieci anni.
Nel 1983 il presidente Mitterand le conferisce la Legione d’Onore.
Muore il 17 ottobre 1991, in seguito ad una lunga malattia, lasciando un vuoto incolmabile in tutti i suoi allievi e pazienti. Le sue ceneri riposano nel cimitero di Noisy-sur-Ecole (Seine et Marne).


Bibliografia
Françoise Mézières, La gymnastique statique, Paris, Vuibert, 1947.
Françoise Mézières, L’Homéopathie française, Ed. G. Doin, 1972.
Françoise Mézières, Révolution en gymnastique orthopédique, Amédée Legrand et compagnie, 1949.
Françoise Mézières, Originalité de la Méthode Mézières, Ed. Maloine.

domenica 2 aprile 2017

Nutrizione - Ricette

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Scoliosi Vertebrale e Ortognatodonzia

Fonte: http://www.ilfont.it/benessere/scoliosi-vertebrale-e-ortognatodonzia-1742/
Autore: Dott. Giuseppe Stefanelli

La scoliosi vertebrale viene definita come:“ una deviazione permanente del rachide sul piano frontale “. Il carattere “permanente” differenzia le scoliosi organiche dalle scoliosi funzionali, cosiddette perché non presentano alcuna alterazione anatomica e si manifestano quando la colonna è “ in funzione “ cioè nella stazione eretta, mentre tendono ad attenuarsi o scomparire in posizione di riposo.
Le scoliosi organiche sono causate da alterazioni delle componenti ossee, legamentose e muscolari della colonna vertebrale e, tra queste, le cosiddette “idiopatiche” sono le più frequenti. Sono in genere scoliosi ad ampia curvatura che si manifestano soprattutto all’epoca della pubertà con una netta predilezione per il sesso femminile. Classicamente si ritiene che possano avere importanza nell’insorgenza di tali scoliosi una lassità dell’apparato capsulo-legamentoso della colonna e uno squilibrio tra il rapido accrescimento scheletrico proprio dell’adolescenza e la muscolatura paravertebrale. In realtà il termine “idiopatico” usato per classificare questo tipo di scoliosi  la dice lunga circa le conoscenze che l’ortopedia ha della sua eziopatogenesi.
Scoliosi
Purtroppo quando non si conosce bene l’origine di una malattia la terapia non può essere che sintomatica, con risultati difficilmente predicibili e raramente soddisfacenti. Quella classica prevede per le scoliosi con modesta angolazione (meno di 20°) la ginnastica correttiva, volta a rinforzare la muscolatura paravertebrale e dorsale, mentre per angolazioni maggiori si ricorre a busti gessati e/o ortopedici che mantengano forzatamente il rachide in una presunta posizione corretta fino alla maturità ossea. Il fatto, per nulla confortante, che ricerche eseguite da numerosi autori, mostrino come dopo un iniziale miglioramento apparente si abbia a distanza di anni una recidiva con un ritorno dei valori in gradi preesistente o addirittura un peggioramento, dovrebbe porre seri dubbi circa l’utilizzo di tale trattamenti.
Personalmente mi chiedo come si possa anche solo immaginare d’imbrigliare un adolescente in simili “corazze” che provocano oltre a dolore fisico un ben più grave disagio psicologico e socio-relazionale! La scoliosi non è semplicemente la patologia di un singolo distretto corporeo (la colonna vertebrale) ma è l’espressione di uno squilibrio posturale e la postura non è semplicemente la posizione del corpo nello spazio ma è anche il riflesso di come la persona elabora ed esprime la sua immagine corporea sulla base di sensazioni, emozioni e storia personale, di come si pone rispetto a sé stesso e rispetto agli altri.
Secondo la PsicoNeuroEndocrinoImmunologia (P.N.E.I.) , nuova scienza in evoluzione permanente, la scoliosi rappresenta un “errore” nel funzionamento e nella relazione tra i grandi sistemi di regolazione dell’organismo: il Sistema Nervoso, Endocrino, Immunitario e la Psiche. Ogni variazione che si realizza in ciascuno di essi si ripercuote su tutti gli altri trasversalmente, determinando un riaggiustamento dell’intero organismo.
Questa necessariamente breve premessa ci dovrebbe far riflettere sul fatto che gli odontoiatri e più specificatamente gli ortognatodontisti operano in un “campo minato” estremamente delicato perché condizionato e condizionante l’intero equilibrio posturale.
Le domande che ci si dovrebbe porre sono essenzialmente due:
–       E’ possibile che i trattamenti ortodontici siano causa di disequilibrio posturale e quindi di alterazioni vertebrali?
–       Nel caso di un paziente con malocclusione dentale, già affetto da scoliosi, bisogna intervenire a trattare la malocclusione, e se si, quando e in che modo?
Nel paziente in crescita con scoliosi essenziale evolutiva è assolutamente controindicata qualsiasi procedura che vincoli l’occlusione. Il paziente affetto da scoliosi è costantemente alla ricerca del suo equilibrio attraverso meccanismi di compenso e di adattamento tra i quali figurano in primo piano le articolazioni temporo-mandibolari e l’occlusione.
Intrappolare i denti secondo uno schema ideale, in un paziente che ideale non è, equivale a bloccare un’importante “ via di fuga “ delle tensioni miofasciali che stanno cercando di organizzarsi.
Bene che vada (al paziente), il trattamento ortodontico fallirà e si manifesterà la recidiva della malocclusione. Se, a seguito di contenzioni dentali fisse o mobili prolungate, ciò non avvenisse, il primo sistema di adattamento che salterà saranno proprio le articolazioni temporo-mandibolari.
Il nostro trattamento dovrebbe perciò essere rivolto primariamente al loro riequilibrio con apparecchiature funzionali nel quadro di un più generale riequilibrio posturale globale ( inteso secondo il concetto della P.N.E.I:) che a tutt’oggi rappresenta l’unica terapia in grado di arrestare e stabilizzare il processo scoliotico.
Una volta che questo obbiettivo sia stato raggiunto, alla fine dell’accrescimento (la colonna vertebrale si assesta intorno ai diciotto anni nella femmina e ai venti anni nel maschio) si potrà decidere di rifinire l’occlusione con terapia fissa ma lo si farà nell’assoluto rispetto dello schema cranio-posturale individuale che il paziente avrà raggiunto.
Questo potrebbe voler dire non riuscire ad ottenere dei perfetti rapporti dentali, potrebbero residuare deviazioni delle linee mediane o piccoli affollamenti dei denti anteriori.
Vale la pena rischiare questi piccoli inconvenienti estetici a fronte della salvaguardia di un equilibrio che il paziente si è faticosamente guadagnato?

venerdì 24 febbraio 2017

Comunicazione per i vecchi Pazienti

Comunicazione dovuta verso tutti i Pazienti. Da settembre 2016 è terminata la collaborazione con il Dott. Paolo Chianese, fisioterapista.

giovedì 23 febbraio 2017

Piercing, Postura e Sistema Nervoso

Spesso di sente parlare che le cicatrici, i tatuaggi, i piercing o gli orecchini (alcune volte applicati ai denti), possono causare problemi posturali. Questo accade perché l'area del corpo interessata può essere particolarmente sensibile (ricca di recettori), come succede con la lingua o gli organi genitali, oppure come accade con i tatuaggi, che possono essere considerati come un insieme di piccole cicatrici. In alcuni casi l'inchiostro può contenere metalli pesanti.
Le cicatrici determinano una alterazione propriocettiva locale e spesso sono associate a traumi emotivi.
Misurare quindi gli effetti sulla postura è estremamente importante, perchè potrebbe fare la differenza nel risolvere un problema spesso cronico e talvolta considerato senza soluzione.
Quella che segue è la misura della postura di una Paziente che indossava un piercing alla lingua.
La posturometria e in allegato anche la parte stabilometrica, mettono in evidenzia un cambiamento notevolmente significativo, tra un test con e senza piercing alla lingua.
Tale condizione determina, come conseguenza, problematiche di carattere occlusale determinte da una disfunzione della lingua e del suo posizionamento.
Eliminando il piercing, la situazione nell'immediato è migliorata. Dopo 2 settimane ed una seduta osteopatica, lentamente la Paziente sta recuperando l'appoggio sui talloni.